Per molti anni lo scaffale delle opere di Salinger ha allineato accanto al Giovane Holden solo questi Nove racconti. Se le avventure di Holden hanno avuto per l’America (e per l’Europa) un valore emblematico, è in questi racconti che lo humour, la spietatezza, la grazia, la tragica amarezza di Salinger trovano la loro perfetta espressione.
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Anche se essi non ripetono il tour de force di linguaggio-gergo del romanzo, il loro punto di partenza è pur sempre il «parlato» piú colloquiale e modulato sulle effimere cadenze della moda; ma Salinger trae dai suoi dialoghi, dalle sue impalpabili storie quasi un arco di musica teso su un vortice di squallore. Per Salinger solo i bambini e chi ha vissuto l’orrore della guerra (come in Per Esmé: con amore e squallore) sono vicini alla verità. Il dialogo dei bambini (Un giorno ideale per i pescibanana) è una finestra su una realtà diversa e vertiginosa, come le domande dei sapienti “zen” ai loro discepoli. Ma anche una conversazione pomeridiana tra amiche (Lo zio Wiggily nel Connecticut) o la telefonata d’un uomo che è a letto con una donna non sua (Bella bocca e occhi miei verdi) diventano occasioni di poesia nutrita di una grande pietà umana.
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