Ucciso due volte: dal terremoto del 1915 e dall’ostracismo ideologico di chi lo vide solo come un intellettuale da emarginare. È una storia particolarissima quella del “giornalista con la cravatta rossa”, alias Berardino Villa, un cronista d’altri tempi che mosse i suoi primi passi nella duplice veste di giornalista ed editore, anche se lui ironicamente amava autodefinirsi “tipografo”.