La fama e l'aura, unanimemente tributate a Palladio nei secoli fino ad oggi e a tutte le latitudini, non hanno impedito che restassero delle 'zone d'ombra', in ambito di riacquisizione storico-interpretativa, specie sulla produzione teorica palladiana rappresentata dai "Quattro Libri di Architettura" del 1570; e ciò quasi che l'ottimo realizzatore con «le seste negli occhi», in grado di risolvere anche i più ardui problemi compositivi, smessi i 'panni di cantiere' avesse vissuto una 'seconda vita' da Trattatista e, in particolare, si fosse interessato, separatamente, ai problemi dell'Ordine architettonico, pur ritenuto già da Vitruvio 'fonte certa' di Venustas. Bilicati tra la tipologia dell' "Atlante esemplare" e quella del Trattato 'tradizionale', ma con un occhio attento anche alla Manualistica, i "Quattro Libri" hanno, invece, al proprio interno un "Corpus nascosto della Venustas" cioè un lessico architettonico estremamente raffinato, nato dal pragmatismo materico palladiano, ma originato anche dalla volontà tassonomica di dominare la Disciplina, a partire dalle concrete esperienze statico-strutturali, ma poi anche all'insegna dei rapporti filologici e linguistici con il circolo di Daniele Barbaro, con gli approcci culturali e filosofici dell'Aristotelismo e del Platonismo padovano, passando attraverso le riflessioni sul Disegno da Raffaello in poi, fino dall'acribia linguistica dei Toscani in Veneto. Frammentare per singole attestazioni e poi ricomporre il testo palladiano per ambiti semantici univoci; presentare quel lessico, in maniera del tutto inedita, in versione alfabetica (da "Abaco" a "Zocco"); e quindi porlo in stretta relazione morfologica con le ricche rappresentazioni che Palladio ne ha fornito nelle bellissime Tavole che accompagnano il Trattato, ha costituito un approccio ad oggi mai adeguatamente sondato. Un'indagine svolta in riferimento all'estrema varietas dei costrutti presenti nelle Rovine ("Quarto Libro"), nelle proposte architettoniche di Palladio stesso ("Secondo" e "Terzo Libro"), nella riflessione sulla Grammatica ("Primo Libro") e nell'allusione teorica alla Sintassi dell'Ordine.
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