Disuguaglianza nello sviluppo economico, situazioni di povertà, territori inospitali, assenza dell’autorità statale e potere nelle mani di organizzazioni criminali e di forze di polizia che spesso si scambiano i ruoli: questo è il quadro che sta alla base del narcotraffico in America Latina, illustrato in questo libro dal professor Norberto Emmerich, esperto argentino in relazioni internazionali.
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Lo sbocco finale del traffico mondiale di stupefacenti è, il più delle volte, costituito dagli Stati Uniti d’America e dall’Europa. I primi in particolare, usando i pretesti della “lotta al narcotraffico” e della “sicurezza nazionale”, attuano profonde ingerenze negli affari interni degli stati sovrani latinoamericani, appoggiando con ogni mezzo governi a loro favorevoli, che, esacerbando le iniziali gravi condizioni politico-economiche, non fanno che alimentare il fenomeno in un circolo senza fine. Messico, Brasile e Colombia, ma anche Argentina, sono i principali capisaldi di quella che Emmerich chiama, non a torto, “geopolitica del narcotraffico”, i cui tentacoli si dipanano a livello mondiale.
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